27
Set
2017

Parco Nazionale della Valle Maira

«Parco Nazionale della Valle Maira? Ma siete impazziti?»

Forse sì, siamo impazziti, a forza di sentire spari rimbombarci nelle orecchie, a due passi dalla borgata. Spari che spezzano con ottusa prepotenza quello spettacolo magico che è il concerto dei bramiti. Spari che inquinano la bellezza dell’autunno, e la voglia di andarsene in giro per boschi con il rischio di prendersi una fucilata.

Forse siamo impazziti, o forse i pazzi sono loro, quelli che vivono il territorio come un luogo da depredare, quelli che non hanno rispetto per niente e per nessuno, quelli che si sentono invincibili dietro la canna di un fucile o il braccio meccanico di una ruspa. Forse i pazzi sono proprio loro, quelli che vorrebbero asfaltare anche le cime dei monti e i sedicenti “amanti dell’avventura” che violentano la montagna con i loro giganteschi e deformi pick-up, salendo persino sui prati e sugli alberi, che così sarà più facile sparare a un capriolo direttamente dal sedile di guida.

La Valle Maira oggi è una riserva di caccia, lo sappiamo bene, qualcosa lontano anni luce da una Riserva Naturale. Eppure, la Valle Maira oggi vive e prospera grazie al turismo. Un turismo non certo legato all’attività venatoria (che è sempre stato e resta un divertimento per pochi, anzi pochissimi), quanto piuttosto alla bellezza dei luoghi, alla ricchezza della fauna e della flora, all’accoglienza di qualità e all’offerta culturale e gastronomica di alto livello.

Tra pochi giorni lasceremo la Valle, ma un pezzo bello grosso del nostro cuore resterà qui, nascosto tra i larici e le pietraie. Prima di andarcene però, vogliamo lanciare un ultimo messaggio: questa cartolina vuole essere una provocazione. O meglio un augurio, un grido di speranza, affinché il futuro della Valle non sia ostaggio di pochi, ma il risultato di scelte lungimiranti e condivise, dettate non tanto da un platonico amore per la natura quanto dal semplice buon senso. Perché sarà il buon senso l’unica arma capace con un sol colpo di spazzare via i prepotenti e gli affaristi, e di concedere alla Valle e a tutti i suoi abitanti, selvatici e non, un radioso futuro di pace e prosperità.

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